PUBBLICAZIONI

Titolo: Il ruolo del test da sforzo cardio-polmonare (CPET) nel reinserimento lavorativo di pazienti con cardiopatia ischemica

 

Autori: Anna Giorgio1, Pietro Grazioli2, Panagiota Tzani1, Marina Aiello1, Stefano Bottari3, Emilio Marangio1, Fabriziomaria Gobba3, Alfredo Chetta1

 

Affiliazioni: 1Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale, Università di Parma, 2Unità di Prevenzione e Diagnosi, Suzzara (MN) 3Dipartimento di Medicina Diagnostica, Clinica e di Sanità Pubblica, Università di Modena-Reggio Emilia

 

Premessa: Il reinserimento lavorativo del paziente con cardiopatia ischemica richiede una valutazione obiettiva della sua residua capacità funzionale (1).

 

Obiettivo: Valutare il grado di limitazione funzionale con il CPET in pazienti con cardiopatia ischemica in previsione del reinserimento lavorativo.

 

Materiale e Metodi: Sono stati studiati 6 soggetti di sesso maschile, fumatori o ex fumatori (range d’età: 44-64 anni, range BMI: 24-37 kg/m2), da reinserire al lavoro dopo sindrome coronarica acuta. I soggetti avevano un’attività lavorativa con dispendio energetico da lieve a moderato (3-7 METS). Tutti i soggetti hanno eseguito ecocardiografia, spirometria e CPET incrementale massimale. Il 40% del valore di VO2 al picco è stato considerato criterio per il reinserimento lavorativo (2).

 

Risultati: Tutti i soggetti sono risultati nelle classi NYHA I e II, presentando una frazione di eiezione (EF) dal 38 al 65%. In tutti la spirometria è risultata nella norma e il CPET è stato ben tollerato senza alterazioni ecg di rilievo. Al picco dell’esercizio il valore medio del carico di lavoro (WL) è stato 107watt ±18 con un consumo di ossigeno (VO2) di 17,7 ml/kg/min±4 (METS 5,1 ±1), variando da 15,2 a 24,4 ml/kg/min (METS 4,3-7,0) . I valori di NYHA e di EF non si sono correlati con i valori di WL e VO2 al picco. Il 40% del valore di VO2 al picco è variato da 6,1 a 9,8 ml/kg/min (METS 1,7-2,8).

 

Conclusioni: Il CPET ha permesso un reinserimento di tutti i soggetti in un’attività lavorativa con dispendio energetico lieve (<3 METS). Il presente studio ha inoltre confermato l’assenza di relazione tra la valutazione clinico-funzionale a riposo e la capacità di esercizio massimale in soggetti cardiopatici (3).

 

Bibliografia

  1. Ferrario MM, Borchini R. Il contributo della medicina del lavoro nella prevenzione cardiovascolare e nel reinserimento lavorativo del cardiopatico. G Ital Cardiol 2010; 11 (5 Suppl 3):53S-55S)
  2. American Thoracic Society. Evaluation of impairment/disability secondary to respiratory disorders. Am Rev Respir Dis 1986; 133:1205-9
  3. van den Broek SA, van Veldhuisen DJ, de Graeff PA, Landsman ML, Hillege H, Lie KI. Comparison between New York Heart Association classification and peak oxygen consumption in the assessment of functional status and prognosis in patients with mild to moderate chronic congestive heart failure secondary to either ischemic or idiopathic dilated cardiomyopathy. Am J Cardiol. 1992;70:359-63.
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    Titolo: Il test da sforzo cardio-polmonare nel reinserimento lavorativo di pazienti dopo sindrome coronarica acuta

     

    Autori: Anna Giorgio1, Pietro Grazioli2, Panagiota Tzani1, Marina Aiello1, Stefano Bottari3, Emilio Marangio1, Fabriziomaria Gobba3, Alfredo Chetta1

     

    Affiliazioni: 1Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale, Università di Parma, 2Unità di Prevenzione e Diagnosi, Suzzara (MN) 3Dipartimento di Medicina Diagnostica, Clinica e di Sanità Pubblica, Università di Modena-Reggio Emilia

     

    Premessa: Il reinserimento lavorativo dopo Sindrome Coronaria Acuta (SCA) necessita di valutazione della residua capacità funzionale del paziente.

     

    Obiettivo: Valutare il grado di limitazione funzionale con Test da Sforzo Cardio-Polmonare (CPET) in pazienti dopo SCA per il reinserimento lavorativo.

     

    Materiale e Metodi: Sono stati studiati 6 soggetti di sesso maschile (range d’età: 44-64 anni, range BMI: 24-37 kg/m2). Prima della SCA i soggetti svolgevano attività lavorativa con dispendio energetico di grado lieve (2,5-3,5 METs). In tutti è stato stimato il carico massimo di lavoro sostenibile con il Veteran’s Specific Activity Questionnaire (VSAQ, in METs) e valutata la classe New York Heart Association (NYHA). Tutti hanno eseguito ecocardiografia, spirometria e CPET incrementale massimale. E’ stato misurato il consumo massimo di ossigeno (VO2 max) ed il 40% del VO2 max è stato considerato criterio per il reinserimento lavorativo.

     

    Risultati: Tutti i soggetti sono risultati nelle classi NYHA I e II, con frazione di eiezione (EF) dal 38 al 67%. In tutti la spirometria è risultata nella norma. Il CPET è stato ben tollerato senza alterazioni elettrocardiografiche. Il valore medio del VO2 max è stato di 19,2 ml/kg/min±4 (METS 5,1 ±1), variando da 15,2 a 26,3 ml/kg/min (METS 4,3-7,5) . I valori di NYHA e di EF non si sono correlati con i valori di VO2max. Limiti di concordanza e differenza media tra METs massimi stimati (VSAQ) e METs misurati sono stati rispettivamente -4,5 e 3,1 e 0,7 METs. Il 40% del valore di VO2max è variato da 6,1 a 10,5 ml/kg/min (METS 1,7-3,0).

     

    Conclusioni: Il CPET ha permesso il reinserimento di tutti i soggetti in un’attività lavorativa con lo stesso dispendio energetico precedente la SCA (≤3 METS). Questo studio ha inoltre confermato l’assenza di relazione tra valutazione clinico-funzionale a riposo e capacità di esercizio massimale e ha dimostrato come il VSAQ sovrastimi il carico massimo di lavoro sostenibile.

     

     

     

    Il rischio da sovraccarico biomeccanico occupazionale: criteri per la valutazione e la riprogettazione di postazioni di lavoro

    RIASSUNTO. Vari metodi per l’analisi del rischio ergonomico da "Work-related Musculo Skeletal Disorders" (WMSD) nelle postazioni di lavoro sono state applicate ad una postazione della produzione di infissi in legno. Dallo studio emerge l’utilità del confronto dei risultati ottenibili con i vari metodi per l’identificazione degli elementi di criticità, ed una riprogettazione ergonomica della macchina e/o del posto di lavoro in piccole e medie imprese.

    ABSTRACT. CRITERIA FOR ERGONOMIC WORKPLACE PLANNING TO PREVENT WORK-RELATED MUSCULOSKELETAL DISORDERS. We have applied different methods for the analysis of the risk of Work-related Muscle Skeletal Disorders in an industry for the production of wooden manufacts. The results show the utility to compare of the results of different methods for an ergonomic plan of workplaces.

    Introduzione
    Numerosi sono i metodi per l’analisi del rischio ergonomico da Work-related Musculo Skeletal Disorders (WMSD) nelle postazioni di lavoro: alcuni utilizzano filtri o griglie di prima analisi, altri richiedono osservazioni più approfondite. Stiamo conducendo uno studio che, attraverso l’applicazione di alcuni comuni metodi brevi in postazioni di lavoro di piccole e medie imprese di produzione o di progettazione, ed un confronto critico dei risultati, si propone l’identificazione degli elementi di criticità, anche ai fini di una riprogettazione ergonomica della macchina e/o del posto di lavoro.

    Materiali e metodi
    Presentiamo i risultati riferiti ad una postazione della produzione di infissi in legno, definita "strettoio ante". I metodi applicati in questo studio sono introdotti qui di seguito.

    A. VALUTAZIONE DEL SOVRACCARICO DELL’ARTO SUPERIORE

    Metodi di selezione preliminare
    È possibile applicare dei metodi che fungono da "primo filtro", evidenziando le condizioni lavorative che richiedono una valutazione ergonomica più approfondita. In questo lavoro abbiamo utilizzato il "primo filtro" elaborato presso l’Azienda USL di Modena, sulla base di indicazioni bibliografiche (EPM-CEMOC, HSE), con proprie integrazioni.

    Metodi di valutazione
    Job Strain Index: è un metodo semiquantitativo che analizza 6 fattori di rischio e ad essi assegna un valore, dalla cui moltiplicazione si ottiene lo Strain Index (S.I). Un valore di S.I. superiore a 7 ("zona rossa") indica la necessità di interventi sulla postazione di lavoro.
    OCRA Check list (versione giugno 2004): in base ad elementi soggettivi (Scala di Borg per lo sforzo) e all’attenta osservazione dell’attività lavorativa, assegna un punteggio sintetico a 5 gruppi di fattori di rischio. Dalla somma di tali punteggi si ottiene l’Indice di Esposizione a lavori ripetitivi (I.E.), in base al quale la mansione è collocata in una specifica fascia di rischio:
    valori tra 7,6 e 11 prevedono una riverifica della postazione, mentre valori superiori indicano la presenza di un rischio e la necessità di interventi preventivi.
    Scheda di valutazione HSE: è una griglia di lettura suddivisa in capitoli che, pur non pervenendo ad un punteggio di rischio, identifica la presenza di alcuni fattori di rischio, quali ripetitività, posture incongrue ed altre, e fornisce indicazioni tecniche per eliminare o ridurre le criticità emerse.
    RULA: è un strumento di rapida applicazione per l’analisi di 5 fattori di rischio a carico di collo, tronco ed arti superiori: ad ogni distretto vengono attribuiti specifici valori per ottenere un punteggio finale compreso tra 1 e 7: valori superiori a 3 indicano la necessità di interventi preventivi.
    ACGIH-HAL: è fondato sul calcolo di 2 valori, il livello di attività manuale media (HAL), che considera specificamente mano, polso ed avambraccio, ed il Picco di forza normalizzato (PF) che valuta la forza massima richiesta per l’attività: dalla loro combinazione si ricava un valore che viene confrontato con il TLV. Le attività lavorative nelle quali viene superato il TLV sono considerate ad elevato rischio per lo sviluppo di disturbi muscolo-scheletrici; l’ACGIH richiama la necessità di considerare anche fattori, quali le posture scorrette e le compressioni localizzate, in quanto non analizzati dal metodo stesso.

    B. VALUTAZIONE DEL SOVRACCARICO DEL RACHIDE
    Metodo Gr Lavoro NIOSH: fornisce, attraverso l’Indice di Sollevamento (I.S.), una stima del rischio per un lavoratore che movimenta carichi per 8 ore e per l’intera settimana lavorativa. Si ottiene dal rapporto tra il "Peso effettivamente sollevato" (calcolato da vari fattori oltre al peso del carico), ed il "Peso limite raccomandato": valori superiori a 0,75 sono indicativi di una situazione ai limiti (zona gialla), mentre valori superiori a 1,25 richiedono adeguati interventi di prevenzione. Il metodo proposto dalle linee Guida interregionali italiane è sostanzialmente analogo, ma con alcune differenze nei pesi massimi raccomandati in funzione di genere ed età.
    Metodo EN 1005-2: è un protocollo recentemente approvato da diversi Paesi UE, non ancora recepito in Italia. L’approccio è simile ai criteri NIOSH, ma se ne differenzia principalmente in quanto, in presenza di compiti frammisti, considera solo la situazione più a rischio.

    Risultati
    Primo Filtro: sono risultate presenti quattro condizioni a rischio sulle dieci prese in esame: il dato indica la necessità di proseguire con la valutazione ergonomica della postazione.
    Valutazione del sovraccarico dell’arto superiore: gli indici sintetici forniti da OCRA CL, ACGIH ed il RULA sono indicativi di un rischio assente o dubbio; tuttavia, ad un esame più analitico dei singoli componenti presi in esame, sono rilevabili alcune specifiche situazioni di criticità. Si differenzia degli altri metodi il Job Strain Index che, con un valore di S.I. pari a 18, attribuisce alla postazione un "rischio presente" e la colloca in "zona rossa". Valutazione del sovraccarico del rachide: i risultati ottenuti sia con il metodo NIOSH (I.S.: 3.54) che con il protocollo EN 1005-2 (indice di rischio: 2,05), evidenziano la presenza di un rischio ed indicano la necessità di adottare provvedimenti per ridurlo.

    Discussione
    I risultati ottenuti confermerebbero l’efficacia del "Primo filtro" per l’identificazione preliminare delle postazioni lavorative a rischio. La valutazione del sovraccarico dell’arto superiore ottenuta con i metodi ACGIH, RULA ed OCRA Check list fornisce valori dell’indice sintetico di significato in parte analogo, ed attribuisce alla postazione esaminata un rischio assente o dubbio. I risultati evidenziano, però, l’importanza di una valutazione analitica delle singole componenti esaminate dai metodi (che non sono le stesse in tutti), in quanto può rivelare aspetti di criticità della mansione non evidenziati dal punteggio sintetico e fornire, di conseguenza, indicazioni per una corretta riprogettazione. Il Job Strain Index evidenzia invece la presenza di un rischio; la discordanza dei risultati potrebbe derivare dal peso che quest’ultima metodologia attribuisce al numero di azioni. Per quanto riguarda il sovraccarico del rachide, i dati ottenuti con i due metodi risultano coerenti, indicando la presenza di un rischio e la conseguente necessità di un intervento. Nel caso specifico è stato ricalcolato l’indice di esposizione EN 1005-2 dopo l’introduzione di una rulliera automatizzata ottenendo un’importante riduzione di tale indice (indice di rischio: 1,48) e del rischio ad esso associato.

    Conclusioni
    I risultati preliminari suggeriscono che, per una identificazione dei fattori di mansione maggiormente critici, possa non essere sufficiente considerare i risultati sintetici dei principali metodi ma, soprattutto per quelli che esaminano meno fattori, sia opportuna anche una valutazione più analitica delle singole componenti.

    Bibliografia
    1) Servizi di Prevenzione Sicurezza Ambienti di Lavoro, AUSL di Modena.
    2) CD ROM "La valutazione del rischio da movimenti e sforzi ripetuti degli arti superiori", vers. aprile 2004 (per informazioni: d.marverti@ausl.mo.it).

    Autori: S. Martinelli1,2, R. Ghersi2,3, P. Grazioli4, F. Gobba1,2
    1 Cattedra di Medicina del Lavoro, Dipartimento di Scienze Igienistiche, Università di Modena e Reggio Emilia
    2 Scuola di Specializzazione in Medicina del Lavoro, Università di Modena e Reggio Emilia
    3 Azienda USL di Modena
    4 Unità di Prevenzione e Diagnosi, Suzzara, Mantova
    Fonte: COMUNICAZIONI ORALI E POSTER SUL MONITORAGGIO BIOLOGICO - G Ital Med Lav Erg 2004; 26:4, Suppl

    ANALISI ERGONOMICA ALCUNE POSTAZIONI LAVORATIVE

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